IL BLOG DEL GIOVANE SCRITTORE MONTECASTRILLESE DECISO A FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE NELLA GIUNGLA DELL'EDITORIA ITALIANA

sabato 17 maggio 2014

LA GIOCONDA

Poco più di un anno fa, a febbraio del 2013, da un esercizio assegnato al corso di Scrittura Creativa della RAI è nato questo racconto breve.
Ora lo lascio a voi, e aspetto i vostri commenti e le vostre impressioni.
Come sempre vi chiedo di essere "spietati", non ho nessun bisogno di pacche gratuite sulle spalle ma di giudizi onesti e costruttivi.

BUONA LETTURA.



Stamattina il mio ragazzo si è svegliato col broncio. In verità è da quando siamo arrivati, ieri sera, che tiene su quella faccia che ti dice ok, sono qua ma sai bene che volevo essere da un’altra parte.                                 

Il fatto è che questa vacanza negli Stati Uniti l’ho voluta fare io. Ci conosciamo da dieci anni, stiamo insieme da sette e negli ultimi due abbiamo rinunciato a qualsiasi svago (a parte qualche fine settimana in agriturismo). Abbiamo risparmiato per fare il botto, la vacanza speciale, quella indimenticabile che racconti per anni agli amici, e poi ai figli e perché no, ai nipoti.                                                                                              

Io lavoro come segretaria in uno studio medico (scrivo ricette, rispondo al telefono e mi faccio il vaccino ogni anno per non beccarmi tutte le sacrosante influenze che portano i pazienti) Fabio, il mio ragazzo, lavora come magazziniere in una grande catena di supermercati e così, appunto, ci abbiamo messo due anni a mettere da parte il gruzzolo per LA VACANZA.

Lui però voleva andare in Francia. E’ uno di quelli patiti, i castelli della Loira, la Normandia, Parigi e bla bla bla ma soprattutto il Louvre e la sua Gioconda. Io ci sono stata, in gita alle superiori, e la Gioconda l’ho vista e poi, in realtà, se proprio devo essere sincera, a me questa Lisa Gherardini mi sta anche un  po’ sulle palle.

Si, lo sguardo intrigante, o sereno, o ipnotico, o come volete voi e poi quel sorriso enigmatico ma io, a stare imbambolata due ore davanti a quella tela appiccicata sul muro proprio non ce l’ho fatta. Bella non è di sicuro, con quei capelli scialbi con la riga nel mezzo e le mani sovrapposte come mia madre nel giorno della Prima Comunione. Ma se quel quadro, invece di Leonardo, l’avesse dipinto Carlino da Montalto, cosa sarebbe diventato?

Il tira e molla è stato lungo ma alla fine, sapete come va a finire no, la spuntiamo sempre noi e così, ieri sera siamo atterrati a New York. Comunque la faccia da scornato di Fabio sparirà presto, la Grande Mela è bella, è il centro del mondo e poi abbiamo in programma anche il Grand Canyon e Las Vegas e lì non potrà fare finta di non divertirsi.

Già mezz’ora fa, quando abbiamo preso l’ascensore per salire quassù, il suo umore era cambiato. Nella cabina c’era un divertente signore giapponese che non la smetteva di fare inchini, e scherzare, e cantare e ha contagiato tutti. Quando siamo scesi sulla terrazza ridevamo tutti, qualcuno aveva anche le lacrime agli occhi.

Quassù l’aria è frizzantina, c’è tanta luce e se guardo giù le auto, i bus, sono minuscoli puntini che si muovono impazziti. Oggi, 11 settembre 2001, mio fratello compie vent’anni, e io gli farò gli auguri chiamandolo dalla cima delle Torri Gemelle.

Il cielo è di un azzurro intenso, profondo, e da quassù anche gli aerei sembrano più vicini.
 
                                                                                              Daniele Marchetti, febbraio 2013